Il primo Osservatorio sull'Ordinamento e sulla Deontologia Forense


 

 
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Sommario

 

LEGISLAZIONE

Il nuovo codice deontologico forense - Il  testo con le modifiche del 27 gennaio 2006 al link.  

 

ATTUALITA' FORENSI
Approvate dal Consiglio nazionale forense le nuove modifiche al Codice deontologico - Il Consiglio nazionale forense ha approvato nella seduta del 27 gennaio 2006 le nuove modifiche al codice deontologico. In particolare, oltre a interventi di tipo formale, registriamo una nuova rivoluzione per quanto riguarda le informazioni sull'attività professionale (art. 17), i rapporti con la stampa (art. 18), il dovere di colleganza (art. 22), la richiesta di pagamento (art. 43), l'assunzione di incarichi contro ex clienti (art. 51), l'arbitrato (art. 55) e le elezioni forensi (art. 57). Al link il quadro sinottico delle modifiche intervenute.

 

ATTUALITA' FORENSI

Gli abbinamenti delle sedi di corti d’appello per gli esami di abilitazione alla professione forense 2005 - Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha firmato il decreto che stabilisce gli abbinamenti tra la sede del distretto della prova scritta e quella del distretto della correzione per le sessioni d'esame del 2005.

Il testo integrale del decreto al link.

 

GIURISPRUDENZA
Avvocato - Concorrenza - Inapplicabilità tout court del regime di responsabilità da concorrenza sleale ai rapporti tra liberi professionisti (Cassazione civile, sez. III, 13 gennaio 2005, n. 560) -  La nozione di azienda di cui al n. 3 dell'art. 2598 sopra citato, difatti, coincide con quella di cui al precedente art. 2555, stesso codice, sicché (pur essendo innegabile che, sotto il profilo meramente ontologico, studi di liberi professionisti siano, di fatto, per personale, mezzi tecnici impiegati e quant'altro, assimilabili ad una azienda) l'intento del legislatore, inteso a differenziare nettamente la libera professione dall'attività d'impresa (intento confermato, tra l'altro, proprio con riguardo alla professione di avvocato, dal regime delle incompatibilità di cui all'art. 3, comma 1, del r.d.l. n. 1578 del 1933, comprendente, tra l'altro, il divieto dell'esercizio del commercio in nome proprio o altrui, divieto privo di significato se lo studio professionale fosse assimilabile ad un'azienda commerciale) va interpretato ed attuato nel senso della inapplicabilità tout court del regime di responsabilità da concorrenza sleale ai rapporti tra liberi professionisti

 

GIURISPRUDENZA
Procedimento disciplina - Principio di legalità ex art. 38 l.p.f. - Non sussistenza del principio  di tassatività degli illeciti disciplinari - Funzioni giurisdizionali del Consiglio nazionale forense - Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza (Cass. sez. un, 11 gennaio 2005, n. 309) - Il principio di legalità si riferisce solo alle sanzioni penali vere e proprie e non si applica alle sanzioni disciplinari e l'articolo 38 del R.D.L. n. 1578 del 1933 in tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati legittimamente non individua, pertanto, comportamenti tassativi per gli illeciti disciplinari.

E' manifestamente infondata, in riferimento agli articoli 24 e 111 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 54 del R.D.L. 1578 del 1933 (sull'ordinamento forense) nella parte in cui attribuisce funzioni giurisdizionali al Consiglio nazionale forense. Quest'ultimo, infatti, allorché pronuncia in materia disciplinare è un giudice speciale istituito con decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, prima dell'entrata in vigore della Costituzione e da questa conservato. Deve escludersi, quindi, che per i soggetti che incorrono in una delle situazioni ricadenti nell'ambito delle relative attribuzioni giurisdizionali possa configurarsi un distoglimento dal giudice naturale precostituito per legge. Le norme e he lo concernono, inoltre, nel disciplinare rispettivamente la nomina dei componenti e il procedimento che davanti al medesimo si svolge, assicurano, per il metodo elettivo della prima e la prescrizione, quanto al secondo, dell'osservanza delle comuni regole processuali e dell'intervento del pubblico ministero, il corretto esercizio della funzione giurisdizione affidata al suddetto organo in tale materia, con riguardo alla indipendenza del giudice, all'imparzialità dei giudizi e alla garanzia del diritto di difesa.

 

 

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