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Giurisprudenza

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Cass. sez. II, 26 novembre 2004, n. 22293

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE II CIVILE

S E N T E N Z A

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 2/4/1984 Paris Bronzi e Berenice Desiderio, proprietari di un terreno in Gavorrano, convenivano in giudizio la proprietaria del terreno confinante, Rosa Zironi. sostenendo che questa aveva spostato i segni posti lungo il confine appropriandosi di un'area della profondità di circa otto metri e chiedendo la determinazione dei confini e la condanna della convenuta all'arretramento dei segni di demarcazione.

La Zironi, costituitasi, deduceva che aveva acquistato il terreno in questione il 30.6.1938 e che da quel momento i confini tra i fondi non erano mutati, essendo stati sempre demarcati da una rete metallica, da una fossa e da un muro. La convenuta chiedeva quindi la determinazione dei confini in conformità al detto assetto e, in via subordinata, la declaratoria di acquisto per usucapione dell'eventuale porzione di terreno da lei posseduta e situata tra il fondo di sua proprietà ed il confine.

L'adito tribunale di Grosseto, con sentenza 5/10/1998, accertava il confine tra i due fondi secondo le risultanze catastali e rigettava la domanda riconvenzionale.

Avverso la detta sentenza proponeva appello la Mazzantini nella qualità di erede della Zironi deceduta nel corso del giudizio di primo grado. Il Bronzi e la Desiderio resistevano al gravame che la corte di appello di Firenze, con sentenza 7.6.2001 dichiarava inammissibile osservando: che era fondata l'eccezione sollevata dagli appellati relativa all'inammissibilità del gravame per inesistenza della notificazione in quanto effettuata presso l'avvocato Salvatore Castelluzzo non avente più la rappresentanza processuale della parte poiché cancellatosi dall'albo degli avvocati dal 31.12.1994; che tale cancellazione aveva determinato la decadenza dall'ufficio di avvocato e la cessazione dello stesso "ius postulandi" con la conseguente mancanza di legittimazione del difensore a compiere o ricevere atti processuali; che quindi l'atto di appello era stato notificato ad un soggetto sfornito sia della rappresentanza processuale della parte, sia della qualità di domiciliatario della stessa; che ciò comportava non la nullità ma l'inesistenza della notificazione in quanto eseguita presso un soggetto ed un luogo privi di qualsivoglia riferimento con il destinatario dell'atto, con conseguente inammissibilità dell'impugnazione; che l'atto era stato consegnato a persona che era stata incaricata a riceverlo dall'avvocato Salvatore Catelluzzo mentre gli appellati risultavano elettivamente domiciliati presso altro professionista ancorché figlio di quello che aveva ricevuto l'atto; che, in definitiva, la notificazione dell'atto di gravame era inesistente e non nulla per cui, non potendo essere sanata dalla costituzione degli appellati, l'appello era inammissibile.

La cassazione della sentenza della Corte di appello di Firenze è stata chiesta da Mazzantini Leila con ricorso affidato a due motivi illustrati da memoria. Paris Bronzi e Berenice Desiderio hanno resistito con controricorso.

 MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso la Mazzantini denuncia violazione dell'articolo 330 c.p.c. deducendo che l'atto di appello è stato notificato a Paris Bronzi e Berenice Desiderio nel loro domicilio eletto in via Rattazzi 20 ove era situato anche lo studio del loro difensore avvocato Salvatore Castelluzzo sostituito poi da Ettore Castelluzzo figlio di Salvatore il quale all'epoca aveva lo studio insieme al padre. Pertanto, essendo stata richiesta ed effettuata la notifica dell'atto di appello presso il domicilio eletto per il giudizio e non presso il procuratore, la stessa notifica deve essere considerata valida ed efficace posto che l'articolo 330 c.p.c. riconosce la facoltà di notificare l'atto di appello presso il domicilio eletto in alternativa alla notifica presso il procuratore costituito. È poi irrilevante che, per mero errore materiale, il domicilio eletto sia stato indicato anche quale studio dell'avvocato Salvatore Castelluzzo. Ha quindi errato la corte di appello nell'aver considerato la notifica effettuata presso il procuratore costituito (che non era stata richiesta ed eseguita in tal modo) e non presso il domicilio eletto (come era stata richiesta ed eseguita).

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione degli articoli 330 e 156 c.p.c. sostenendo che, anche a voler ritenere nulla la notifica dell'atto di appello, detta nullità non poteva essere pronunciata perché l'atto aveva raggiunto il suo scopo non vertendosi nella specie nell'ipotesi della inesistenza della notificazione in quanto effettuata nel domicilio eletto nel giudizio di primo grado ove all'epoca vi era lo studio dell'avvocato Ettore Castelluzzo che era subentrato al padre Salvatore nella difesa degli attori.

La Corte rileva la fondatezza, nei sensi e nei limiti di seguito precisati, delle dette censure che, per evidenti motivi di ordine logico e per economia di trattazione, possono essere esaminate congiuntamente per la loro stretta connessione ed interdipendenza e riguardando essenzialmente la denunciata violazione della stessa norma (di cui all'articolo 330 c.p.c.).

Occorre premettere che costituisce principio ormai comunemente recepito quello secondo cui l'ipotesi di inesistenza giuridica della notificazione ricorre unicamente quando essa sia stata effettuata in modo assolutamente non previsto dalla normativa e sia pertanto inidonea a realizzare lo schema tipico dell'istituto, come accade quando la consegna dell'atto avvenga a persona ed in luogo assolutamente non riferibili al destinatario ovvero quando non vi sia stata una qualsiasi consegna dell'atto da notificare. Si configura invece la nullità della notificazione quando, nonostante l'inosservanza di formalità e di disposizioni di legge in tema o di individuazione delle persone legittimate a ricevere la consegna dell'atto notificato o del luogo in cui detta consegna deve essere eseguita, una notificazione sia, comunque, materialmente avvenuta mediante rilascio di copia dell'atto a persona e luogo avente un qualche riferimento con il destinatario della notificazione.

In questa seconda ipotesi il vizio della notificazione è sanato ex tunc per raggiungimento dello scopo quando segua la costituzione (anche tardiva) del destinatario dell'atto.

Questa Corte al riguardo in alcune pronunce si è espressa nel senso che la notificazione dell'impugnazione ad un soggetto sfornito sia della rappresentanza processuale della parte, sia della qualità di domiciliatario della stessa, comporta (non la semplice nullità ma) l'inesistenza della notificazione, in quanto eseguita presso un soggetto, ed in un luogo, privi di qualsivoglia riferimento con il destinatario dell'atto, con conseguente inammissibilità dell’impugnazione. In particolare nell'ipotesi di cancellazione dall'albo professionale, ancorchè disposta a domanda dell'interessato, si determina la decadenza dall'ufficio di avvocato e la cessazione dello stesso "ius postulandi" con la conseguente mancanza di legittimazione del difensore a compiere e a ricevere atti processuali. Ne consegue che è giuridicamente inesistente la notificazione dell'atto di appello presso il suddetto difensore (diversamente da quella eseguita nei casi di revoca della procura o di rinuncia a questa) siccome effettuata presso un soggetto privo di qualunque collegamento con la parte stessa al momento della notificazione (nei sensi suddetti sentenze - citate nella decisione impugnata - 17/7/1999 n. 7577; 21/11/1998 n. 11799). In materia, però, il più recente e orientamento giurisprudenziale di questa Corte - al quale il Collegio presta convinta adesione - ha avuto modo di precisare che la morte (o la cancellazione dall'albo professionale) dell'avvocato domiciliatario (sia esso procuratore o meno della parte) produce l'inefficacia della dichiarazione di elezione di domicilio e la necessità che la notificazione dell'impugnazione sia eseguita, a norma del terzo comma dell'articolo 330 c.p.c. alla parte personalmente. Tale principio trova deroga nella ipotesi in cui l'elezione di domicilio sia stata fatta presso lo studio di un professionista e l'organizzazione di tale studio gli sopravviva, dovendosi in questo caso considerare lo studio del professionista alla stregua di un ufficio: in tal caso l'elezione di domicilio può ritenersi fatta con riferimento alla organizzazione in sé, indipendentemente dalla persona del domiciliatario attribuendo quindi rilievo all'elemento oggettivo e non personale e non a quello soggettivo. Pertanto, ove l'organizzazione del procuratore continui ad operare dopo la sua morte o la sua cancellazione dall'albo professionale, la notificazione eseguita presso lo studio deve ritenersi nulla e non inesistente. Infatti la circostanza che, nello stesso luogo, nel caso concreto, l'organizzazione del procuratore continui ad operare dopo la sua morte o la sua cancellazione dall'albo, perchè altri ne continuino l'attività, consente di ritenere esistente in fatto un collegamento tra il destinatario della notificazione, il luogo e le persone cui in quel luogo la copia dell'atto da notificare viene consegnata: tale collegamento autorizza a ritenere possibile la conoscenza dell'atto da parte del destinatario per cui l'irregolarità della notifica così effettuata può essere considerata sanabile (da ultimo sentenza 4/3/2002 n. 3102. in precedenza, sentenze 20/1/1986 n. 370; 28/7/1980 n. 4863).

 Più specificamente questa Corte ha chiarito in una fattispecie simile a quella in esame che la notificazione della impugnazione al procuratore domiciliatario nel precedente grado del giudizio ma nelle more cancellato dall'albo, in quanto eseguita nei confronti di persona collegabile al destinatario, è affetta non da giuridica inesistenza bensì da nullità sanabile "ex tunc" per effetto della sua rinnovazione, disposta ai sensi dell'art. 291 c.p.c. o eseguita spontaneamente dalla parte (sentenza 28/7/2003 n. 11623).

Nella specie come risulta dalla consentita lettura degli atti processuali e, in particolare della relata di notifica - l'atto di gravame avverso la sentenza di primo grado è stato notificato agli appellati mediante consegna al domicilio da questi ultimi eletto nell'atto di citazione introduttivo del processo, ossia in Grosseto alla via Rattazzi 20 presso lo studio dell'avvocato Salvatore Castelluzzo. cancellato dall'albo professionale nel corso del giudizio di primo grado ed al quale è poi subentrato il figlio Ettore, senza però un'altra elezione di domicilio da parte della Desiderio e del Bronei. L'atto di appello, in tal modo notificato, è stato ritirato da persona rinvenuta presso lo studio dell'avvocato Salvatore Castelluzzo "addetta allo studio incaricatasi della consegna in sua assenza"; questa persona, quindi, deve essere stata autorizzata dal professionista domiciliatario a ricevere atti indirizzati allo studio. La detta notifica può anche essere ritenuta invalida in quanto eseguita al domicilio eletto dai destinatari presso il domicilatario nominato anche loro procuratore ma cancellatosi dall'albo nel corso del giudizio di primo grado e sostituito da altro difensore. Tuttavia, vertendosi in tema di notificazione eseguita presso soggetto e luogo aventi un riferimento certo con i destinatari dell'atto notificando ed essendo stato consegnato l'atto a soggetto trovato nello studio del professionista ed incaricato a ricevere gli atti, nella specie non si configura una nullità assoluta, o inesistenza, ma una nullità sanabile ex tunc, in virtù della costituzione degli appellati-destinatari pur se avvenuta dopo il decorso del termine di impugnazione di cui all'art. 327 c.p.c..

 La corte di merito, perciò, lungi dal dichiarare inammissibile l'impugnazione, avrebbe dovuto ritenere la notifica dell'atto di appello al Bronzi ed alla Desiderio effettuata al domicilio da questi ultimi eletto in primo grado presso l'avvocato Salvatore Castelluzzo - non inesistente ma nulla e, quindi, sanata con effetto ex tunc a seguito della costituzione degli appellati con conseguente inutilità di una nuova notificazione a norma dell'articolo 291 c.p.c., essendo ormai pervenuto a conoscenza degli appellati l'atto di gravame.

Il giudizio va pertanto rimesso al giudice del merito per la prosecuzione del giudizio di secondo grado.

In accoglimento del ricorso la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altra sezione della corte di appello di Firenze che provvedere altresì alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di Cassazione, ad altra sezione della corte di appello di Firenze.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2004.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2004

 

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